Non rimangono che pochi granelli sparsi
su di un foglio bianco, di quelle grandi emozioni
Noi che navighiamo su acque di succhi gastrici
ora calme e incolori
su una barca che ha dimenticato come si ondeggia
Una barca che forse ho perso
quando ero al bar del porto in cerca di vino

E la pioggia cade e non cade in biblioteca
Lo stesso grigiore si spande sui ragazzi
cui la testa si leva incerta dai libri
ed io pure devo ricordare
d’aver già preso la penna in mano

«Questo mio scrivere è solo accessorio»
E non sono riuscito a ribattere

L’armonia è sfuggevole e il mondo mi chiama
per amicizia o per dispetto ancora non so
ma un giovane mi chiede se ho freddo
e un bimbo mi saluta gaio agitando le braccia
Una telefonata infine mi costringe a parlare
Ma non sei tu a distrarmi

«Questo mio scrivere è solo accessorio»
E non riesco a ribattere
Dopotutto non sei amore, né odio
neppure un aroma di caffé forte
Non sei altro che l’occupazione della Solerzia
il verso di un tenore che si schiarisce la voce
Non sei più musica
Sopraggiunge la privazione della rima, del ritmo,
l’inchiostro scialbo non porta seco
l’umidore di lacrime o l’eco di risata
Il vino trabocca al bar del porto
ma io non me ne accorgo
eppur lo stomaco non canta tempesta

La tua immagine decade al campo umano e pratico
di un contratto per affittavoli
e la penna scansa la poesia
per apporre la firma

in lontananza s’ode ancora il Rosso
la lancetta procede incurante, la pioggia cade e non cade
Il tramonto è imminente.

Quanto immaginasti la scorsa notte
io ora lo sostengo senza vergogna:
le persone che mi hanno toccato
lasceranno in me una traccia dolente.

O Genova, a te porgo il mio addio,
mi stringo a ciò che è già ricordo
nella precoce nostalgia posso leggere
il principio di un ultimo allontanamento.

Se rappresenti decine di persone,
tuttavia non vi appartieni;
se i tuoi vicoli son molti, una donna è sufficiente.
A lei sola tu devi essere fedele.

Ella è un amore presuntuoso.
Per il suo risveglio era la tua aurora;
per il suo sonno erano i tramonti;
per la sua voce era il silenzio notturno.

E se le luci dell’imbrunire tingevano i palazzi
nel suo sorriso trovavano più sicuro appiglio.
Se guardavo le tue vie, io passeggiavo nel suo regno.
Se ti nominavo era il suo nome che cantava.

Ed un giorno ella sboccerà davvero,
come ali di farfalla colme di colore.
Ed io che ancora d’incontrarla spero
attribuirò altri imperi a suo favore.

Presunzione è quella dimensione di cose cui certe persone sovrappongono la dimensione comune. Tali individui, spesso involontariamente, vivono la piena soddisfazione solamente nel trascendere il primo strato che considerano mancante e talvolta incolore. Essi maledicono la coscienza che permette tale giudizio altezzoso e al tempo stesso si felicitano della loro frequente malinconia; invidiano coloro che, meno sensibili, godono dei piaceri volatili, ma disperatamente cercano persone che li aiutino a valicare il limite invisibile dell’altra dimensione. Delle due realtà cui sono partecipi non sanno riconoscere la più veritiera, e si dispiacciono ogni volta che i loro pensieri saettano maligni nei confronti della prima. La Presunzione è irrequietudine, instabilità, coerenza della stessa incostanza; è dono e maledizione per chi la possiede; è fascino per chi solamente la percepisce; è acquaragia tra tinte che non riescono a cambiare il proprio nome.

Il rapporto che ci lega non è amicizia. Il rapporto che ci lega non è amore. In questo suo essere ambiguo, privo di forma, il rapporto che ci lega è incalcolabile e difficile da imitare. E’ unico: è nostro.
Dalle incomprensioni traspare comunque affetto, dall’affetto sorge a tratti un desiderio che è gioia, che è libertà. Siamo come uccelli travolti in volo da venti tempestosi; le nostre ali talvolta, come stoffe di bandiera, si aggrovigliano; e noi felicemente cadiamo, senza paura alcuna. La nostra stranezza è quella di una dolce confusione, la nostra forza è di tacita intimità, come di mani che, nascoste, si scambiano un biglietto. E tutto questo garantisce un continuo mutamento; tutto si mantiene vivo, tutto pare inestinguibile.
E se non ami la mia voce, pure da essa ti lasci guidare; e se non ami le mie mani, pure da quelle vuoi esser toccata; se anche non ami i miei baci, spesso vieni a reclamarli; e sebbene non ami i miei occhi, nella follia i tuoi vanno vagando a cercare il mio sguardo.

È conosciuto come il colore dello spirito e, in effetti, agisce sull’inconscio dando forza spirituale ed ispirazione. Questo colore rappresenta il valore medio tra terra e cielo, tra passione ed intelligenza, tra amore e saggezza.

È il colore della volontà di essere diversi, della metamorfosi, della transizione, ma anche della fascinazione erotica. Questo colore esprime un’energia pura, atavica: è una forza legata alla vitalità del rosso e all’intimo accoglimento dell’azzurro. È una colorazione insieme di attesa e di precognizione, ed eleva la coscienza umana fino al raggiungimento della pura luce bianca. È anche associato alla preghiera ed agli stati alterati di coscienza.

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